Giornata dell'Intercultura: quando il mondo entra in classe
Lunedì 23 marzo 2026, la nostra scuola primaria (Scuola Primaria Campesano) si è trasformata in un piccolo mondo. Corridoi, aule e orecchie si sono aperte per accogliere qualcosa di raro e prezioso: le storie, le tradizioni e i volti delle famiglie non italofone.
La Giornata dell'Intercultura ha visto la partecipazione straordinaria di genitori, nonni e sorelle di alcuni nostri alunni, protagonisti di un viaggio che ha toccato otto Paesi: Filippine, Romania, Togo, Ucraina, Perù, Brasile, Algeria e Pakistan.
La mattinata ha preso vita con un momento collettivo in cui ogni “ospite” ha incollato un tassello di puzzle raffigurante la propria bandiera nazionale su un cartellone creato dagli alunni della scuola. Pezzo dopo pezzo, davanti agli occhi di tutti, ha preso forma un mondo costruito insieme, con le mani e con il cuore.
Poi i bambini e le bambine hanno iniziato il loro viaggio alla scoperta di nuove storie. In gruppi, hanno visitato le aule dedicate a ciascun Paese, dove i loro ospiti speciali li attendevano per raccontare: i costumi e gli abiti tradizionali, i cibi, le danze, il significato dei colori della loro bandiera, le monete e alcune curiosità rispetto al Paese “visitato”.
Le aule si sono trasformate in uno spazio dialogico nel quale gli alunni hanno appreso nuovi saperi rispetto al mondo, hanno scoperto somiglianze tra popoli geograficamente lontani, hanno compreso il valore della pluralità in cui sono inseriti e che giornalmente abitano.
Con gli occhi spalancati dalla curiosità e le mani alzate per fare domande ai nostri ospiti, i bambini e le bambine hanno potuto esperire un momento di condivisione necessario, nel quale anche l’adulto “ospite” si è sentito riconosciuto, ascoltato e accolto.
A fine giornata, ciascun alunno è tornato a casa con un passaporto, un piccolo documento speciale, ornato di "timbri" per ogni Paese visitato. Un ricordo tangibile di un percorso che è stato, prima di tutto, un percorso umano.
Questa giornata ci ha ricordato che la scuola può essere molto di più di un luogo di istruzione: può essere uno spazio in cui voci che spesso faticano a trovare posto nel tessuto socialevengono ascoltate, celebrate e restituite ai bambini come un dono. Un dono che si chiama diversità, e che arricchisce tutti.
Un grazie sincero a tutte le famiglie che hanno scelto di condividere un pezzo della propria storia con noi.
Pubblicato da MARIA RITA SORCE
